Le rose

Guardavo le rose e quelle rampicanti che furono piantate non fiorirono mai, invasero la casa, le persiane sino a giungere sotto le lenzuola a bloccare polsi e piedi. La quarantena ha squilibrato un equilibrio che stava per nascere e lo sgambetto per inciampare nelle trappole del dovere genitoriale non sono mancate ma c’è di fatto che io riesco ogni volta a liberarmi, con le dovute cautele, con le parole opportune ed i sorrisi giusti misti tra punzecchiatura ed ironia, quella serve sempre. Molto probabilmente qualcosa di buono ha portato e cioé che il dialogo e la condivisione dei vissuti abbia alleggerito quel minimo di inciviltà che purtroppo si attraversa durante una separazione.
Ho capito che non vale il sacrificio e la rinuncia alla ricerca di essere felici solo perché si é padri separati con doveri genitoriali da adempiere ben oltre le vari situazioni comumi e diffuse ma come tutti i padri abbiamo sempre quel neo che ci marchia a fuoco: l’abbandono. I figli sono delle madri, nulla togliere perlamordiddio ma per me nulla è scontato nemmeno l’amore per i miei figli, noi siamo quelli dei venti minuti.
E poi
C’é sempre l’occhio esterno a scrutare per collocarti nella sezione dei pezzi di merda oppure dei coglioni che dicono sempre si. Un girone intermedio l’umanità non l’ha creato, non conviene altrimenti il possesso deve andarsi a far fottere.
È valsa la pena attendere, crescere, impiantare in tre solchi di vita una memoria positiva nonostante i cedimenti, i piatti in aria e bicchieri frantumanti.
Vale la pena stringere i denti sino a farsi partorire nuovamente dalla vita che mi aspetta per essere respirata e divorata. Si raggiunge, è possibile, esiste ed è proprio come l’avevo immaginata. Ci voleva solo tempo e per fortuna so attendere ma non ho ancora imparato ad accogliere.
Fiorirà di nuovo il gelsomino piantato, il pergolato sarà un’unica nuvola bianca ed è bello da vedere ma non é il bello che intendo io per me come non è la tovaglia a quadri gialla e bianca sistemata per bene sulla tavolata all’ombra del pergolato quella in cui ho sempre creduto. C’era sempre qualcosa che stonava, a volte un grinza evidente, una posata mancante, un bicchiere fuori posto oppure un piatto scheggiato. C’era sempre un posto vuoto, il mio.
Doveva essere “aria fritta” sin dall’inizio ma ahimé siam partiti da un punto e siam finiti per fare quello che non si doveva fare. Abbiamo perso di vista le origini, la mente, abbiamo perso il controllo di curarla, abbiam perso la vista di se stessi come esseri umani ancor prima di essere genitori e questa vita volge già a metà strada, nella precedente metà ho dato, ora tocca dare ancora con serenità. La felicità è contagiosa più del Covid, la sua diffusione è rapidissima nel proprio cerchio sociale, avviene anche con le dovute distanze, è una sorta di energia che si propaga attorno al corpo, entra ovunque ed infetta tutti.
La strada questa volta è quella giusta e tanto altro da imparare mi attende.
Torniamo a casa a riprenderci la normalità che abbiamo scelto, grazie per l’ospitalità a casa tua, mia, quella che fu e che non è più senza vincitori e ne vinti in quest’epoca dopo guerra. Che senso ha la guerra? Vale la regola di un colpo al martello ed uno all’incudine, in mezzo ad ogni colpo ci solo soltanto loro, i figli.

Risposte dall’inferno:
“….. sii il padre che vuoi essere e l’uomo nuovo che sarai e se a volte ti sentirai egoista fai finta di nulla , fatti coccolare dalla vita , senza farti invischiare nella rete della quotidianità”

2 risposte a "Le rose"

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